Marco Guadagno


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Raccontarmi non so, ma…

Guardare le cose, le stesse cose di tutti i giorni con occhi sempre nuovi, come se fosse la prima volta… e ascoltare… Loro….. Noi… Voi…Me! Con lo stesso stupore di uno straniero approdato in una città nuova … Con la stessa gioia che c’è negli occhi di un bambino.

Tornavo dall’aver giocato a pallone, per strada, con quelle palle fatte di carta e scotch, per via dei soldi che non c’erano… non ci si poteva comprare un pallone (il Supertele!)
Ero sudato, rosso, scapigliato, anche cicciottello, qualche livido, la maglietta rotta e quindi il respiro “doppiamente” affannato per paura di buscarle.
1970!

I miei dieci anni, mentre alla radio andavano “Emozioni” di Lucio Battisti, “Let it be” dei Beatles (in quell’ anno si sarebbero sciolti!) ….Baglioni e i Queen muovevano i primi passi!
E mentre il Parlamento varava la legge sul divorzio, (già prevedevano il mio futuro sentimentale…) mia madre mi chiese se volevo andare a Cinecittà a provare a fare il doppiaggio (lei aveva previsto il mio futuro professionale!). Un montatore, amico di mio padre, cercava bambini per una direttrice di doppiaggio, una tal Fede Arnaud! (la mia maestra!)

Cari genitori, anche se poi ho perso alcune cose della mia pubertà e adolescenza, devo a Voi se oggi sono qui a raccontarmi, perciò… anche se non sono mai riuscito a dirlo bene… (Capito? Proprio io! ) …ci riprovo:
Grazie!

Da quel giorno ogni volta era una corsa, nel giardino sotto casa al ritorno da scuola, con un solo pensiero.. e una sola domanda: “Avranno telefonato?”
Le mie domande… Quante ne ho fatte.. E quante ne ho ancora!
Mi prendevano in giro per i miei… “E perché?”
Poi si cresce, si lotta… le paure… ma soprattutto…

La passione!
Finora è quella che mi ha portato avanti, insieme ai miei perché, alla mia voglia di non accontentarmi mai, alla mia curiosità.